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10 nov 2010

E quindi uscimmo...

Il fenomeno Cinque Stelle ritorna periodicamente a farsi sentire.

Dopo il discreto successo delle ultime elezioni, i grillini si sentono in grado di conquistare il mondo con la loro retorica politica basata sulle battute affilate del comico genovese. "Sono morti" e altre dolci prelibatezze sono il pane quotidiano della dialettica cinque stelle, per nulla conciliante.

Considero il ricorso alla volgarità come l'ultima via possibile quando non si hanno più, o non si hanno mai avuti, colpi in canna, e quindi il messaggio "distruttivo", "rivoluzionario", "innovativo" dei grillini mi suona come l'ennesimo colpo di spettacolo a cui la politica italiana degli ultimi vent'anni ci ha tragicamente abituati.

Pensare di andare in politica SOLAMENTE con le belle e buone idee è francamente fantapolitica oppure una bellissima utopia, perché sappiamo benissimo le cose che contano veramente nella cosiddetta stanza dei bottoni: denaro e potere.

Inoltre, basare il proprio consenso su internet mi pare una cavolata immensa, almeno per due motivi: la mancanza di autorità (tutti possono parlare di tutto anche se non ne hanno le capacità) e il binomio promessa di libertà(assoluta)/controllo totale, ben rappresentato dal "libro delle facce".

Quale cura potrebbero rappresentare le cinque stelle? Magari, e me lo auguro, riusciranno a smuovere un po' il fango in superficie, ma temo finiranno pure loro risucchiati dalle sabbie mobili.

9 set 2010

La trappola.

Come spesso accade, mi sono trovato a dover scegliere. Cosa? Il telegiornale a cui affidare la mia informazione giornaliera.

Posto che tutti sappiamo che ogni telegiornale è chiaramente schierato e che, quindi, opera una particolare "censura" sulle notizie, funzionale al proprio schieramento (non necessariamente politico), la scelta dovrebbe diventare qualitativa più che affettiva. Purtroppo, trovare della qualità nei telegiornali italiani è davvero difficile, quindi affettivamente la gente continua a seguire il tanto vituperato Tg1, con le sue notizie fantasma e gli interventi francamente imbarazzanti del direttore; o lo schieratissimo Tg3, che almeno ha un'interessante parte regionale; o il Tg2, che era il migliore ma ora sente su di sé il peso del potere.

Sì, ho deliberatamente ignorato i telegiornali Mediaset, ma cosa possiamo trovare di informativo in tette e culi rifatti? Fanno ridere, amaramente.

In questi giorni, però, sta prendendo piede un "terzo polo"(anche qui...) grazie a La7: bel telegiornale, ovviamente schierato, che permettere di evadere dal duopolio. Le ragioni del suo successo sono molteplici: l'ottimo Mentana in primis, ma anche l'attitudine super partes con cui si è presentato e, non secondaria, la voglia della gente di scappare dalla falsa informazione dei grandi tiggì, soprattutto dal Tg1 perché, essendo statale, dovrebbe essere meno schierato (al Tg5 non si può chiedere ciò, suvvia...) . Vuol dire che ci siamo finalmente accorti e schifati dell'assenza di notizie o del diverso modo di trattarle? Vuol dire che stiamo facendo un atto di protesta forte e non ignorabile? No, vuol dire che la trappola ha funzionato. Calando gli ascolti, cala anche la pubblicità (=soldi), quindi si avvicina il fallimento dell'azienda.

Tutti sanno che questo piano esiste (alcuni fanno finta di non crederci, ma, appunto, fingono), ma non sono sicuro che la trappola sia voluta: a volte attribuiamo più intelligenza di quella che realmente c'è a determinate persone "importanti". Il problema è sempre lo stesso: quando qualcuno controlla troppe cose, è impossibile sfuggirgli. Scegliendo un'informazione "alternativa" per non dare il proprio aiuto al piano diabolico di censura camuffata, si afferma una sacrosanta volontà di cambiamento, ma si rischia di seppellire ciò che si vuole salvare, aiutando il piano diabolico di fallimento.

Attenzione! La7 è giovane e apparentemente libera (come la prima Mediaset!), perché deve attirare ascoltatori, ma non è detto che lo resti all'infinito.

La Rai "siamo noi", è l'unica televisione di stato, certamente controllata dalla politica, ma teoricamente pubblica, di tutti. Inoltre, per essere un po' nostalgici, non bisogna dimenticare il ruolo che ha svolto nel formare l'Italia e gli italiani, un ruolo sociale, politico e culturale di estrema importanza.

Scegliere la lotta e il rischio, o la resa e la sicurezza (e l'indottrinamento)?

La soluzione è difficile.